Chiara Navarra
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NON SO CHE DECISIONE PRENDERE

CONFLITTO INTERNO: DI COSA SI TRATTA?

CONFLITTO INTERNO: DI COSA SI TRATTA?

Il conflitto interno è quello stato interiore, quindi emotivo, che è determinato da tensioni in contrasto tra loro, da spinte che portano in direzioni opposte. Per aiutarti a capire meglio: è come avere due versioni di te stesso, una che preme in una direzione e l’altra al contrario nella direzione opposta. 

GESTIRE IL CONFLITTO INTERNO

GESTIRE IL CONFLITTO INTERNO

Spesso il conflitto interno non è facilmente risolvibile, perché ad esempio nonostante tutte le valutazioni razionali ti portino ad una certa decisione, non riesci comunque a metterla in pratica: come mai? Spesso le situazioni che ci troviamo a fronteggiare nella vita non corrispondono né ad un “sì” né ad un “no”. La vita non è in bianco e nero, ma piuttosto dovrebbe essere caratterizzata da intermedi toni di colore, determinati dalla nostra capacità di integrare aspetti contrastanti, ambivalenti, che sembrano non poter andare d’accordo.

AMBIVALENZA: DI COSA SI TRATTA?

AMBIVALENZA: DI COSA SI TRATTA?

Questa condizione di contrasto tra sentimenti, idee, posizioni opposte si definisce ambivalenza, cioè quello stato in cui la persona si trova contemporaneamente a desiderare elementi apparentemente in contraddizione e che spesso da’ origine ad una forte incertezza. 
Ad esempio:

  • si vorrebbe lasciare una persona, ma allo stesso tempo non si trova la forza di farlo davvero: perché forse si ha paura della solitudine, si ha la sensazione di non saper più vivere senza quella persona;
  • si potrebbe cambiare lavoro e al contempo incontrare molte resistenze nel farlo: perché è difficile cambiare il noto per l’ignoto;
  • si vorrebbe cambiare qualcosa della propria vita, ma che al contempo è difficile da abbandonare: perché spesso si mettono in atto forti resistenza al cambiamento.

Come gestire queste situazioni?

PAURA DI SBAGLIARE, DI PERDERE

PAURA DI SBAGLIARE, DI PERDERE

Il conflitto interno, l’ambivalenza ad esso legato sono spesso collegati alla paura di sbagliare alla paura di perdere qualcosa. La dimensione della perdita è più complessa di quello che potrebbe sembrare. Infatti, soprattutto nella cultura odierna, siamo sempre meno abituati a perdere opportunità, possibilità, opzioni, libertà. Sembra che nel rinunciare a qualcosa, nel rischiare di prendere una decisione, si tema di rimanere danneggiati concretamente ed emotivamente. Il punto è che non si può vivere serenamente senza perdere qualcosa.

ACCETTARE LA PERDITA

ACCETTARE LA PERDITA

Il potersi confrontare più o meno serenamente con la possibilità di perdere qualcosa e accettare il fatto di non poter tenere tutto, credo sia la chiave di volta per affrontare le proprie ambivalenze ed il conflitto interno.
Perdere qualcosa non è tragico, ma è fisiologico al vivere. È fisiologico a qualsiasi decisione, che mette a confronto continuamente con l’affrontare i limiti che la vita pone nelle questioni più semplici e nelle questioni più complesse.
Sono moltissime le situazioni in cui le persone si trovano incastrate, sospese in decisioni che non riescono a prendere. Quale università fare, quale lavoro scegliere, dove abitare, quale partner frequentare, in quale casa abitare. Ci possono volere veramente degli anni per trovare la forza di uscire dal conflitto e rischiare una decisione.

LA DECISIONE MIGLIORE NON ESISTE

LA DECISIONE MIGLIORE NON ESISTE

Non esiste la decisione migliore in assoluto, ma forse esiste la decisione più giusta per ciascuno di noi in un dato momento della vita. Insomma, la tonalità di grigio giusta per noi. Poter scegliere di stare in quelle posizioni intermedie, in quelle sfumature di grigio, che non sono né bianco né nero, ci permetterà di risolvere il conflitto ed accettare la necessaria e conseguente dimensione di perdita.

Dunque, fare i conti con il fatto che non esiste la casa perfetta, il lavoro perfetto, il la partner ideale, la totale soddisfazione, la indiscutibile felicità. La vita è un continuo compromesso, è un continuo sperimentare novità da esplorare, conoscere e accettare. È fondamentale non vivere la perdita come qualcosa di inaccettabile e irrisolvibile.

PERICOLO DI RECRIMINAZIONE

PERICOLO DI RECRIMINAZIONE

Magari si riesce a prendere una decisione, ma essa non è mai del tutto convincente e si vive uno stato perenne di dubbio e di recriminazione rispetto a ciò che si è deciso: sarebbe stato meglio fare diversamente; avrei dovuto pensarci con più attenzione; ho perso l’occasione della mia vita; era meglio prima. Tutti pensieri dai quali traspare una non accettazione della decisione presa e della perdita conseguente. Questo meccanismo corre il rischio di idealizzare la situazione precedente, non riuscendo ad investire su quella nuova, dal momento che lo sguardo rimane tristemente rivolto solo al passato, senza guardare al presente o al futuro. Anche qui emerge quanto sia importante integrare queste due prospettive, perché siano possibili nuovi investimenti e nuovi progetti nella propria vita.

MATURARE UNA PROSPETTIVA COMPLESSA

MATURARE UNA PROSPETTIVA COMPLESSA

Occorre darsi il tempo di maturare la prospettiva che permetterà di tenere assieme gli opposti, di tollerare il conflitto dentro di noi, e dunque ad esempio sentirsi tristi, ma sollevati allo stesso tempo. Spesso è ciò che accade, quando finisce l’amore con una persona che hai amato e verso la quale provi affetto e non più amore: lasciarla ti solleverà, ti renderà libero, ma forse contemporaneamente triste.

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Chiara Navarra

Psicologa Psicoterapeuta
Adolescente e Adulto

Via Ausonio, 6,
20123 Milano MI

335 814 8944
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